Come valutare il rischio microclimatico in azienda

Per valutare il rischio microclimatico in azienda occorre: 1) individuare se l'ambiente è "moderato" (uffici) o "severo" (industria, cantieri, celle frigo);
2) misurare temperatura, umidità, velocità dell'aria e temperatura radiante con strumentazione certificata UNI EN ISO 7726;
3) calcolare gli indici di comfort o stress termico (PMV/PPD, WBGT, IREQ);
4) documentare i risultati nel DVR e pianificare le misure correttive, dal miglioramento degli impianti ai DPI specifici.
Cosa si intende per microclima in ambiente di lavoro
Il microclima è il complesso dei parametri fisici che caratterizzano un determinato ambiente e che, insieme ai parametri individuali (attività metabolica e abbigliamento), determinano gli scambi termici tra l'ambiente stesso e i lavoratori che vi operano. Un microclima è considerato confortevole quando genera, nella maggioranza degli occupanti, una sensazione di soddisfazione termoigrometrica, cioè di "benessere termico" o comfort.
Il benessere termico e la termoregolazione
Il corpo umano funziona in modo ottimale quando la temperatura del suo nucleo resta in un intervallo ristretto (omeotermia, 36-37°C circa). Per mantenerla, l'organismo attiva meccanismi di termoregolazione stimolati da sensori di caldo e freddo come:
sudorazione;
vasodilatazione;
vasocostrizione;
brividi;
Quando le condizioni microclimatiche sono confortevoli, l'omeotermia si mantiene con una risposta fisiologica naturale; quando invece ci si allontana dalle condizioni ottimali, la termoregolazione richiede un impegno organico crescente, con conseguenze che vanno dalla riduzione delle capacità psicosensoriali e psicomotorie (affaticamento, distrazione) fino a un aumento del rischio di infortuni.

Un microclima inadeguato può inoltre causare malesseri legati a correnti d'aria dirette e prolungate o a raffreddamento da basse temperature.
Normativa italiana microclima ambienti di lavoro
Il riferimento normativo principale è il D. Lgs. 81/2008 (Testo Unico Sicurezza), che disciplina il microclima da due punti di vista distinti e complementari.
Valori di riferimento: temperatura e umidità ottimali
Per prevenire il discomfort termico è necessario adeguare il vestiario alla stagione e assicurare livelli di temperatura e umidità conformi ai valori raccomandati dalle norme vigenti, in particolare per le attività d'ufficio.
Come valutare il rischio microclimatico in azienda: strumenti e metodologia
Per sapere come valutare il rischio microclimatico in azienda, occorre effettuare una valutazione del rischio microclima che segue un percorso strutturato in tre fasi: analisi preliminare, misurazione strumentale e calcolo degli indici di comfort o di stress termico.
Sopralluogo e analisi preliminare
Si analizzano le fonti di calore, la presenza di schermature solari (tende, brise-soleil), la tipologia di impianti di climatizzazione e le mansioni svolte dai lavoratori, con una prima valutazione dell'abbigliamento indossato.
Misurazione strumentale
Si utilizzano centraline microclimatiche conformi alla norma UNI EN ISO 7726, dotate di sonde per temperatura dell'aria, globo-termometro per la temperatura media radiante, igrometro per l'umidità e anemometro per la velocità dell'aria. Le misurazioni possono essere ripetute a diverse altezze e in più punti dell'ambiente.
Calcolo degli indici e valutazione in cantiere
Per gli ambienti moderati (uffici) si calcolano gli indici PMV e PPD secondo UNI EN ISO 7730. Per gli ambienti severi caldi (industrie, cantieri estivi) si utilizza l'indice WBGT; per gli ambienti severi freddi (celle frigorifere, cantieri invernali) l'indice IREQ. Nei cantieri, per definizione outdoor e soggetti a forte variabilità stagionale, la valutazione deve considerare irraggiamento solare, carico fisico e acclimatamento dei lavoratori, ed essere integrata nel POS e nel PSC.
Fonti: UNI EN ISO 7726, UNI EN ISO 7730, UNI EN ISO 7243, UNI EN ISO 11079; Portale Agenti Fisici - FAQ tecniche sulla valutazione del microclima
Come scegliere un sistema di controllo del microclima per la sicurezza sul lavoro
La scelta di un sistema di controllo del microclima dovrebbe considerare:
la conformità della strumentazione alla norma UNI EN ISO 7726;
la possibilità di monitoraggio continuo (non solo puntuale) nelle aree più critiche;
l'integrazione dei dati raccolti con il DVR aziendale;
la manutenzione programmata di impianti di aerazione e climatizzazione;
la capacità del sistema di generare report utilizzabili in caso di ispezione;
Un impianto ben progettato deve inoltre evitare correnti d'aria fastidiose ed essere sottoposto a controlli periodici di funzionamento, pulizia e sanificazione, come richiesto dall'Allegato IV del D. Lgs. 81/08.
Consulenza microclima: a chi rivolgersi
Le aziende che offrono servizi di consulenza per il microclima sul luogo di lavoro sono in genere studi di igiene industriale, centri di ricerca specializzati in agenti fisici e società di consulenza sulla sicurezza, che eseguono sopralluoghi, misurazioni strumentali e relazioni tecniche a supporto del DVR.
A queste attività di misurazione si affianca la gestione documentale e organizzativa della sicurezza, dove un software dedicato come Arkistapp diventa lo strumento che tiene insieme scadenze, documenti e responsabilità nel tempo.
Come migliorare il microclima in ambienti industriali per la sicurezza dei lavoratori
Alcuni accorgimenti pratici, applicabili sia in ufficio sia in ambito industriale, aiutano a prevenire il discomfort termico e a ridurre il rischio di infortuni correlati:
Adeguare il vestiario alla temperatura degli ambienti e alle stagioni.
Schermare le finestre con tende, brise-soleil o pellicole solari.
Dotare gli impianti di termostati regolabili localmente.
Effettuare manutenzione e pulizia regolare degli impianti di climatizzazione e aerazione.
Nei periodi molto caldi e secchi, favorire una maggiore assunzione di liquidi da parte dei lavoratori.
Programmare pause e rotazione delle mansioni nelle aree a maggior carico termico.
Gestire il rischio microclima con Arkistapp e Prometeo
Misurare il microclima è solo una parte del lavoro: la sfida più grande è tenere insieme scadenze, documenti, formazione e responsabilità senza perdere pezzi per strada.
Prometeo affianca l'azienda nella valutazione dei rischi, mentre Arkistapp archivia, organizza e supporta il lavoro di Prometeo: un unico ecosistema digitale per la salute e sicurezza sul lavoro.
Domande frequenti sul rischio microclima
Cosa si intende per microclima sicurezza sul lavoro?
È l'insieme dei parametri fisici ambientali (temperatura dell'aria, temperatura radiante, umidità, velocità dell'aria) che, combinati con attività metabolica e abbigliamento, determinano gli scambi termici tra lavoratore e ambiente, incidendo su comfort e sicurezza.
La valutazione del rischio microclima è sempre obbligatoria?
Sì: l'art. 181 del D.Lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi da agenti fisici, incluso il microclima, con un livello di approfondimento proporzionato al tipo di ambiente (moderato o severo).
Quali sono gli strumenti per valutare il microclima?
Centraline microclimatiche conformi a UNI EN ISO 7726, con sonde per temperatura dell'aria, globotermometro, igrometro e anemometro, i cui dati alimentano il calcolo di indici come PMV, PPD e WBGT.
Come si valuta il rischio microclima in un cantiere?
Considerando l'esposizione a caldo o freddo estremi, l'irraggiamento solare, il carico fisico delle mansioni e l'acclimatamento dei lavoratori, con misure integrate in POS e PSC.
Come si valuta il microclima di un ambiente di lavoro?
Con un sopralluogo preliminare, la misurazione strumentale dei parametri ambientali e il calcolo degli indici di comfort o stress termico, documentati in una relazione tecnica allegata al DVR.





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